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	<title>rottame &#187; Il Toro</title>
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	<description>Pensieri di un uomo fuori forma</description>
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		<title>Benvenuto. Ti disprezzo</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2016 14:26:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oppi]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Željko Ražnatović era ancora minorenne quando gli agenti del penitenziario di Zagabria, dove si trovava per una rapina in un bar, fecero il suo nome ai colleghi dell&#8217;UDBA, la polizia segreta della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia: “E&#8217; pronto a tutto; è astuto; è feroce; ci sembra perfetto per le vostre attività”. E lo era, [&#8230;]</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Ž</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">eljko Ražnatović</span></strong> era ancora minorenne quando gli agenti del penitenziario di Zagabria, dove si trovava per una rapina in un bar, fecero il suo nome ai colleghi dell&#8217;<strong>UDBA</strong>, la polizia segreta della Repubblica Federale Socialista di Jugoslavia: “<em>E&#8217; pronto a tutto; è astuto; è feroce; ci sembra perfetto per le vostre attività</em>”. E lo era, e lo fu: andare in giro per l&#8217;Europa ad ammazzare quei suoi connazionali che non andavano matti per Tito, il quale peraltro ricambiava di tutto cuore, era il lavoro per lui. Anche perchè gli lasciava parecchio tempo libero, che Željko usava per fare il suo secondo lavoro: le amate <strong>rapine</strong>, possibilmente col morto. La prima a Milano, nel &#8217;74; poi, innumerevoli altre ovunque in Europa. Facile quando hai armi, documenti falsi, e soprattutto la <strong>completa immunità</strong> in patria, dove Željko ritorna a fine anni &#8217;80 con un pacco di fogli che lo condannano a complessivi 25 anni di carcere (oltre a quelli scontati in Belgio, Italia, Olanda, Svezia&#8230;), fogli con cui accendere il camino della gigantesca villa in cui va a vivere.</span><span id="more-771"></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><img class="alignleft wp-image-777 " src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/11-highres_00012621-1072x714-199x300.jpg" alt="Arkan con la tigre e le Tigri" width="243" height="367" />Nella grande <strong>pasticceria</strong> del centro di Belgrado che il governo gli ha regalato come copertura per i suoi veri affari comincia a delinearsi il suo nuovo ruolo, <strong>il lavoro dei sogni</strong> che gli permetterà di riunire in una le sue tre passioni: il saccheggio, la violenza, il calcio. La prima mossa è stata metterlo a capo dei vari gruppi <strong>ultras della Stella Rossa</strong>: vengono riuniti in uno solo, i <em><strong>Delije</strong> </em>(gli “Eroi”), da Ražnatović, che nel frattempo si farà chiamare <strong>Arkan</strong> e verrà nominato ufficialmente direttore del Centro per la Formazione Militare, dipendente dal Ministero degli Interni serbo. Arkan cambierà poi questo noioso nome in “<strong>Le Tigri</strong>”; perchè non dimentichiamolo, otre che di un aberrante mostro, è pur sempre di un tamarro slavo che stiamo parlando (si veda la sua vita post-bellica con il matrimonio, la musica, l&#8217;Obilic&#8230;). Prende a portare con sé una giovane tigre (in seguito la prenderà bianca, chè altrimenti sarebbe stato troppo sobrio), che racconta di aver sottratto a qualche ricco croato di Zagabria, e invece ha coraggiosamente rubato dallo zoo di Belgrado.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-size: small;">Le riunioni preparatorie delle azioni che verranno si svolgono fra il presidente della Serbia, il riferimento in campo, e il riferimento fuori dal campo; quest&#8217;ultimo è appunto Arkan; il presidente è ovviamente Slobodan <strong>Milo<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span>evi<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ć</span></strong>; il secondo si chiama invece <strong>Sini<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span>a Mihajlovi<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ć</span></strong>.</span></p>
<div id="attachment_773" style="width: 410px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/miha-2.jpg"><img class="wp-image-773 size-full" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/miha-2.jpg" alt="Intesa (pour homme)" width="400" height="285" /></a><p class="wp-caption-text">Intesa (pour homme)</p></div>
<p><span style="font-size: small;"><strong>I tre si riuniscono abitualmente a casa di Milo<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">š</span>evi<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">ć</span></strong>, e qui si stabiliranno le linee guida per le Tigri, che conteranno di 3000 uomini in parte pescati sugli spalti del Marakana e in parte tirati fuori di prigione tra i peggiori farabutti all&#8217;ergastolo (peraltro spesso le due provenienze coincidevano). <strong>&gt;</strong> <em>Edit: temendo non sia chiaro, preferisco per scrupolo precisare che qui non si dice (non è provato in alcun modo) che Mihajlovic partecipasse attivamente alla stesura di programmi o ad alcun tipo di pianificazione: si dice che presenziava, che partecipava agli incontri a casa Milosevic, nulla più (e nulla meno).</em> <strong>&lt;</strong>  Il resto è storia nota: il 13 maggio 1990 al Maksimir non inizierà mai il match fra Dinamo e Stella, ma di fatto prese il via la <strong>guerra</strong>. Da quel giorno in avanti, le Tigri si abbandonarono a un&#8217;orgia di morte senza ritorno, abbeverandosi di sangue: bilancio deludente per Arkan quando nelle prime 24 ore uccisero solo 17 innocenti al bar, ma già l&#8217;indomani si rifecero con 400 civili, poi 600, poi altri 700 e così via, quindi con l&#8217;allenamento arrivarono anche a 20000 persone in un solo giorno. Certo è vero, quasi solo donne e bambini, ma che importa; stuprarle tutte prima di tagliarne le gole è un&#8217;operazione che richiede un minimo di tempo in più, rispetto al semplice chiuderli in casa a gruppi di 50 e poi appiccare il fuoco, o al radunare le famiglie sul ponte sulla Drina e poi buttarle di sotto. Arkan, pur non abbandonando mai la pratica omicida, con il tempo preferirà concentrarsi sulla vendita d&#8217;armi ai Paesi sottosviluppati (ne aveva troppe e non sapeva che farsene), il contrabbando, il “saccheggio sistematico delle case di amici e parenti di lavorati emigrati ed ex-emigrati”, tutte attività necessarie a placcare in oro le sue ville, nel <strong>regno mafioso</strong> da lui instaurato.</span></p>
<p><strong><span style="font-size: small;">Ogni essere umano al mondo inorridisce al pensiero di Arkan.</span></strong></p>
<p><span style="font-size: small;">Alcune delle atrocità che commise sono tali che io per quanto mi riguarda ne rimasi segnato in maniera indelebile al solo venirne a conoscenza, a distanza, e non ne scriverò perchè proprio non mi riesce (e poi ci sono tanti libri).</span></p>
<p><span style="font-size: small;">E&#8217; un mostro chi compie un genocidio, ed è un mostro allo STESSO livello – sì, non un solo gradino più in basso, sulla scala per gli inferi – chi quell&#8217;orrore <span style="text-decoration: underline;">non</span> prova; chi minimizza, giustifica, cavilla.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Ogni essere umano al mondo inorridisce al pensiero di Arkan. Tranne <strong>uno</strong>.</span></p>
<div id="attachment_772" style="width: 537px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/sinisa11.jpg"><img class="wp-image-772 size-full" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/sinisa11.jpg" alt="Un saluto di pace (199... no, 2013)" width="527" height="320" /></a><p class="wp-caption-text">Sloga Sbrina Spasava, un saluto di pace</p></div>
<p><span style="font-size: small;">Siniša Mihajlovic non era solo un suo ammiratore.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Come detto, non era nemmeno solo suo amico: era suo sodale. Parte attiva in quel “concilio ristretto” dove si pianificavano le mosse di quelle bestie affamate che poi sarebbero state liberate nei villaggi dei musulmani di Bosnia.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Siniša Mihajlovic non era solo un suo ammiratore: <strong>lo è ancora</strong>.</span></p>
<div id="attachment_782" style="width: 203px" class="wp-caption alignright"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/Muslim-Rape-Victim-in-Bosnian-war1.jpg"><img class="size-medium wp-image-782" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/Muslim-Rape-Victim-in-Bosnian-war1-193x300.jpg" alt="&quot;Le donne non parlino di calcio, non sono adatte&quot;" width="193" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Le donne non parlino di calcio, non sono adatte&#8221;</p></div>
<p><span style="font-size: small;">Molti ne hanno una pessima opinione perchè è un noto <strong>razzista</strong>, xenofobo e misogino. Perchè ha dato del “<em>negro di merda</em>” a Vieira (ma a un calciatore meno famoso aveva già in precedenza gridato “<em>schifosa scimmia negra</em>”); per quel che fece allo “zingaro” Mutu; per le sue parole sulle <strong>donne</strong>, per il suo ottuso ostracismo ad Adem Ljajic che semplicemente “non cantava” le parole di un inno che in effetti non gli appartiene, per tanti gesti che nel complesso dipingono il ritratto di quello che il <strong><i>Guardian</i> </strong>ha definito nientemeno che “the nastiest man in football”.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">E invece no, non è da questi dettagli che ci si deve ritagliare un&#8217;immagine di Mihajlovic. Non è per questo che mi fa schifo. Perchè tutte queste spiacevolezze diventano trascurabili inezie davanti a un uomo (e mi scuso per l&#8217;utilizzo della per lui eccessiva definizione “uomo”) che oggi, nel 2016, definisce il suddetto Arkan “<em>un eroe</em>”. Ratko <strong>Mladic</strong>, “<em>un grande guerriero</em>”. Per questo mi fa orrore: perchè <strong>quando un uomo parla di Srebrenica sapendo dire solo “<em>Per la patria si arriva a fare qualunque cosa</em>”, dovrebbe calare il gelo, fino a penetrarci nelle ossa; se non ci succede, c&#8217;è qualcosa che non va.</strong></span></p>
<div id="attachment_775" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/siria_children_killed.jpg"><img class="size-medium wp-image-775" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/siria_children_killed-300x169.jpg" alt="&quot;Un eroe, non lo rinnego&quot; (cit. 2010)" width="300" height="169" /></a><p class="wp-caption-text">&#8220;Un eroe, non lo rinnego&#8221; (cit. 2010)</p></div>
<p><span style="font-size: small;">Ma capisco pure che di primo acchito possa riuscire difficile. Perchè l&#8217;individuo in questione è uno famoso, una star: va <strong>in tv</strong>, volente o nolente ci incappi quotidianamente o quasi su Sky, lo vedi a fare il coglione con Cattelan e le bacinelle; le nostre menti <strong>faticano</strong> ad associare, a uno che in uno studio televisivo luccicante si lamenta per un fuorigioco, l&#8217;immagine del sodale di stupratori, torturatori e pluriomicidi che in effetti è. Come nota anche Dejan Anastasijevic, “<em>le persone non si preoccupano più di un&#8217;affiliazione politica, se sei una stella; finchè hai successo, ti vengono perdonate le tue follie</em>”. Però <strong>questi</strong> sono i fatti; questo è l&#8217;uomo, queste le sue idee. I suoi “<strong>valori</strong>”, quelli che ieri ha affermato riconoscere in quelli del Toro. Dei quali evidentemente <strong>non ha la minima idea</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: small;">Quei valori incarnati nel suo idolo Arkan, la Tigre che fece omaggiare all&#8217;Olimpico dai degni compari Irriducibili; allora Mihajlovic venne spernacchiato a dovere dal<strong>l&#8217;unica curva che di valori ne ha </strong>(ne aveva?)<strong> davvero</strong>, con <strong>lo striscione più bello di sempre</strong>.</span></p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/7-febbraio-2000-onore-al-gatto-silvestro-L-2_o4FV.png"><img class="aligncenter  wp-image-784" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2016/05/7-febbraio-2000-onore-al-gatto-silvestro-L-2_o4FV.png" alt="Onore al Gatto Silvestro" width="360" height="204" /></a></p>
<p><span style="font-size: small;">E oggi, con il suo arrivo <strong>proprio qua</strong>, chi lo saluta gioioso sventolando un fazzoletto non si rende conto che sta in realtà agitando un brandello di quello striscione, che ha <strong>strappato</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Io tiferò perchè il Toro che tu alleni vinca, io; non tiferò per il tuo fallimento o il tuo esonero, Mihajlovic. Ma <strong>ti disprezzo</strong>.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">SFT,</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Oppi</span></p>
<p><span style="font-size: small;">p.s.: che nessuno mortifichi la propria intelligenza obiettando che “la politica non deve entrare nel calcio” o che “guardo solo l&#8217;allenatore, non l&#8217;uomo”; non quando lui stesso è stato il primo a mischiarle, non quando è stato al centro del progetto che fondeva il calcio con la politica. Come peraltro accade sempre, quando in maniera più stretta e quando più labile, che ne siamo consapevoli o meno.</span></p>
<p>&#8212;</p>
<p><em><span style="font-size: small;">Stante il dibattito che si è ingenerato in merito sui social, superiore per dimensioni a quanto avrei mai potuto immaginare, ai lettori di questo post &#8211; che altro non è se una personale opinione &#8211; segnalo altre fonti per poter disporre di maggior materiale e più numerosi punti di vista per formarsi il proprio. Ovviamente il materiale sull&#8217;argomento è complessivamente abbondantissimo, ma questi sono i suggerimenti dati o ricevuti dai commentatori nel dibattito scaturito da questo preciso post.<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; Christopher S. Stewart, &#8220;Arkan, la Tigre dei Balcani&#8221;, Alet ed., 2009<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; Marko Lopušina, &#8220;Komandant Arkan&#8221;, Legenda, 2006<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; &#8220;Mister Condò, Mihajlovic e i rapporti con la tigre Arkan&#8221;, http://video.sky.it/sport/calcio-italiano/mister_condo_tutti_i_video/p2646.pls<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; &#8220;Guerra e pace&#8221;, http://www.ultimouomo.com/sinisa-mihajlovic-guerra-pace/<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; &#8220;Mihajlovic: «Vi racconto la mia Serbia, </span><span style="font-size: small;">prima bombardata e poi abbandonata»&#8221;, http://corrieredibologna.corriere.it/bologna/notizie/rossoblu/2009/23-marzo-2009/mihajlovic-vi-racconto-mia-serbia&#8211;prima-bombardata-poi-abbandonata-1501110975607.shtml<br />
</span><span style="font-size: small;">&#8211; Paolo Rumiz, &#8220;Maschere per un massacro&#8221;, Editori Riuniti, 1996<br />
&#8211; &#8220;Storia: si poteva salvare la Jugoslavia? Il mito delle proteste belgradesi del 9 marzo 1991&#8243;, http://www.eastjournal.net/archives/72718</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>E&#8217; stato bello</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 20:10:09 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><em><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2015/07/830488-023-kdAE-U100633833953IIB-620x349@Gazzetta-Web_articolo.jpg"><img class="alignleft wp-image-767 size-medium" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2015/07/830488-023-kdAE-U100633833953IIB-620x349@Gazzetta-Web_articolo-300x169.jpg" alt="830488-023-kdAE-U100633833953IIB-620x349@Gazzetta-Web_articolo" width="300" height="169" /></a></em>&#8220;<em>Un ragazzo serio</em>&#8221; è una delle espressioni che il giornalista sportivo usa praticamente sempre, quando deve scrivere un articolo su un giocatore ancora poco conosciuto, meglio se giovane, e che inizia a mettersi in luce. Di solito, il giornalista lo scrive anche se non lo sa, come sia il ragazzo in questione; e poco importa se non sia vero: tanto, se su di lui si accenderanno le luci della ribalta, se ne accorgeranno tutti da soli molto presto.<span id="more-766"></span></p>
<p>Nel caso di Matteo Darmian, però, quest&#8217;espressione non solo è vera, ma lui ne è proprio l&#8217;incarnazione. Serio quasi a sfiorare il limite della noia, e lo dico con affetto: non si discosta mai dalla linea imposta dal datore di lavoro, non esce mai dal seminato, non rischia. Fuori dal campo. In campo, è lui che semina; ma prima di farlo, ara. Scava solchi. Lungo la fascia &#8211; quale che sia &#8211; con precisione e in maniera infaticabile.</p>
<p>Non starò a descrivere Matteo: lo conosciamo ormai tutti. E tutti siamo felici, di averlo conosciuto; nessuno lo biasimerà per essere andato nel calcio che conta (ops). Resterà simbolo di un Toro che abbiamo amato, fatto di ragazzi come lui, professionali, appassionati, in grado di crescere vistosamente e arrivare in alto &#8211; al Mondiale &#8211; con le sole proprie forze, senza stampa che spinga o parenti immanicati.</p>
<p>Ciao Matteo, e grazie: è stato bello. Sei arrivato timido, lo sei rimasto solo nella vita: in campo sei diventato un leone. Ho preparato<strong> questo breve video qui sotto</strong> perché anche i tuoi nuovi tifosi sappiano quanto sei forte, e perché noi possiamo &#8211; anche se solo in due dimensioni &#8211; rivederti, quando vorremo. In attesa di incrociarci in Champions&#8230;</p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/lT8jFwv2f9U?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Federico Buffa anticipa il &#8221;suo&#8221; Grande Torino</title>
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		<pubDate>Sun, 03 May 2015 20:36:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Domani sera, alle ore 22:45 su Sky Sport 1, Federico Buffa racconta il Grande Torino. Questo il titolo della trasmissione (titolo in realtà dell&#8217;intero ciclo di puntate) che il collega milanese ha realizzato per onorare il &#8220;nostro&#8221; 4 maggio. L&#8217;ho incontrato al Filadelfia, in compagnia dell&#8217;altro collega Marco Parella, mentre i volontari del Museo del [&#8230;]</p>
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]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Domani sera, alle ore 22:45 su Sky Sport 1, <em>Federico Buffa racconta il Grande Torino</em>. Questo il titolo della trasmissione (titolo in realtà dell&#8217;intero ciclo di puntate) che il collega milanese ha realizzato per onorare il &#8220;nostro&#8221; 4 maggio. L&#8217;ho incontrato al Filadelfia, in compagnia dell&#8217;altro collega Marco Parella, mentre i volontari del Museo del Grande Torino (come Paolo Pupillo e Simona Cavallo) facevano nottata con lui per permettergli di realizzare le riprese notturne: dovete ringraziare anche loro, se potrete godervi la serata che si annuncia.<span id="more-757"></span></p>
<p style="text-align: left;">Da parte sua, Federico era sinceramente emozionato. Ha scelto la notte, perché non si immaginava la devastazione che gli si è proposta davanti agli occhi quando ha visto i resti del Tempio: sapeva sì che era demolito, ma non conosceva il grado del disastro, e ha pensato che il buio avrebbe celato almeno un po&#8217; la ferita. Ha a disposizione mezzi enormi, che l&#8217;emittente satellitare gli concede, e una redazione ampia e solerte che lavora per lui. Ma si era documentato enormemente, e ha un talento naturale per il racconto, tanto che &#8211; chi ha presenziato alle registrazioni lo sa &#8211; lavora più &#8220;a braccio&#8221; che non a copione.</p>
<p style="text-align: left;">Questa è una piccola anticipazione che ho raccolto in merito a quello che tutti potremo vedere domani sera. Cose che forse tutti sappiamo già, e forse qualcosa di nuovo; ma non sono mai troppe le occasioni per commuoversi, non è mai abbastanza il bello. Non ci si stanca mai, del Grande Torino.</p>
<p><iframe width="500" height="375" src="https://www.youtube.com/embed/hFMd0IUi1KA?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
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		<title>Su Pessotto, la RAI e l&#8217;informazione alla Barbara D&#8217;Urso</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Dec 2014 09:10:20 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Fra le <strong>notizie di apertura del TG1</strong>, la testata un tempo ammiraglia dell&#8217;informazione in Italia e ormai ridotta a bolso e obsoleto contenitore di veline per pensionati amanti del brontolìo (ma che non disdegnano ogni tanto pure qualche semidimenticata tetta), ieri è stato inserito un servizio su un episodio di una gravità assoluta accaduto a margine di una partita di calcio. A Torino, gli “ultrà” dell&#8217;omonima squadra hanno insultato Gianluca <strong>Pessotto</strong>, dirigente della Juventus, dicendo “Suicìdati” a un uomo che effettivamente il tragico gesto ha compiuto – senza riuscire nel pieno intento – pochi anni fa; un&#8217;autentica vergogna, e subito il cuore d&#8217;Italia, da Palermo ad Aosta, si stringeva in un coro di vibrante protesta.<span id="more-747"></span></p>
<p><iframe width="500" height="281" src="https://www.youtube.com/embed/-m_UgknH7G8?feature=oembed" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Oddio, a voler essere pignoli di “servizio” forse non si può parlare, dal momento che si è trattato semplicemente di mandare in onda il video realizzato da un cittadino presente sul luogo, senza che un tecnico Rai ci abbia messo mano in alcun modo. E nemmeno di “notizia” (&#8221;<em>informazione per lo più recente</em>&#8221;, Treccani) dal momento che lo stesso filmato circolava sul web da tre giorni (sì, era accaduto <strong>tre giorni</strong> prima), ma non infieriamo in questo modo sul TG1. Cioè sì, infieriamoci, ma per altre ragioni.</p>
<p>Nella mia modestissima carriera di giornalista ho avuto – e ancora ho – la fortuna di operare accanto ad alcuni colleghi che nutrono un rispetto profondo per la professione che svolgono; un rispetto che sfocia da una parte quasi nel <strong>timore</strong>, dall&#8217;altra quasi nell&#8217;<strong>amore</strong>. Alla materia si accostano con la delicatezza di chi maneggia barre di uranio con le pinze: è <strong>roba potente e pericolosa</strong>. Fa male vederla trattata con superficialità e leggerezza, continua a far male anche se accade ogni giorno; “fa male” nel senso che addolora, e “fa male” nel senso che crea proprio un danno, alle persone, alla società. L&#8217;insegnamento basilare instillatomi (solo con l&#8217;esempio) da questi colleghi è sempre <span style="text-decoration: underline;"><strong>la verifica delle fonti</strong></span>. “Beh, che fonti? C&#8217;è il video!”, mi si dirà, riguardo la “notizia” del tiggì. “Esticazzi”, rispondo io: c&#8217;è un filmato di 75 secondi. Ma <strong>non ci sono le due ore precedenti</strong>.</p>
<p>Rapido excursus per chi mastica poco la materia: chi ama il Toro odia la Juve e chiunque ne indossi i noncolori. Questa legge fa pochissime eccezioni; la prima che ricordano tutti è Gaetano Scirea, la seconda che viene in mente a me è Paolo Montero (forse e sotto certi aspetti). Se poi uno ha vestito la maglia del Toro e quindi si trasferisce sul lato oscuro della forza, per questi non c&#8217;è speranza; lo sa bene Angelo Ogbonna, schifato come pochi al mondo da quando ha fatto quella scelta. Eppure, anche qui, ricordo di uno – e in effetti, a memoria, uno solo – che è sfuggito alla regola, un solo uomo che è passato da qui a là garantendosi un rispetto immutato: proprio Gianluca Pessotto. Che pure dalla parte giusta del Po ha vissuto un solo anno. Alla partita per il 50° della Sciagura di Superga, quando ogni club di A mandò due tesserati a giocare contro il Toro, la Maratona fischiò lo juventino Baggio, ma concesse applausi e saluti a quell&#8217;umile terzino. Precisazione dovuta.</p>
<p>Seconda precisazione: conosco Pessotto. E caso vuole che abbia avuto modo di creare un rapporto non in quanto giornalista sportivo, ma nella mia precedente vita professionale, quella di educatore. Era il 2003 quando venne – senza alcun tipo di pubblicità, probabilmente non lo disse a nessuno – a trovare i ragazzi della comunità in cui lavoravo; adolescenti percossi brutalmente dalla vita, in mezzo ai quali lui si calò quasi senza farsi notare, passando una giornata a chiacchierare con loro, pochissimo di calcio, sorridendo e facendo sorridere; la cosa si ripeté altre due o tre volte, doveva esserci un suo collega ad accompagnarlo ma poi si ritrovava sempre da solo. Ma non mancava; <strong>la persona è questa</strong>, e nemmeno i lunghi anni a entrare e uscire dai cancelli di Mordor l&#8217;avevano trasformato in orco, lasciandolo invece quella sorta di hobbit benevolo che era sempre stato.</p>
<p><strong>Purtroppo il settore giovanile della Juventus non viene gestito interamente da lui</strong>, di certo non sotto l&#8217;aspetto educativo dei ragazzi che lì crescono; altrimenti, quando rimontarono al 90&#8242; da 0-2 a 2-2 il derby dello scorso anno (una partita trionfale per lo sport, senza tensioni di sorta ad offrire attenuanti), quei giovani atleti avrebbero festeggiato alzando le braccia al cielo o abbracciandosi l&#8217;un l&#8217;altro, non così:<br />
<a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/12/gobbi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-748" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/12/gobbi.jpg" alt="gobbi" width="550" height="384" /></a></p>
<p>Non è più grave quando sono loro “che dovrebbero dare l&#8217;esempio” (cit. vecchio trombone qualsiasi), <strong>in campo</strong>, ad assumere questi atteggiamenti, rispetto a quando lo fanno dei tifosi sugli spalti? <strong>Non sarebbe stato un servizio efficacissimo per il TG1</strong>, quello sui rampanti virgulti che già a quest&#8217;età si comportano in questo modo e quindi figuriamoci quando saranno grandi e miliardari cosa dobbiamo aspettarci e allora poi signora mia non dobbiamo stupirci se gli ultrà etc etc? Un peccato non ci abbiano pensato (p.s.: per la cronaca, nel recupero comunque vinse il Toro 3 a 2). Ma magari è un saluto tradizionale di quel popolo, visto che <a title="Piero Fassino contestato duramente dai tifosi del Toro al Filadelfia risponde con il gesto del dito medio – video" href="http://www.quotidianopiemontese.it/2014/05/05/piero-fassino-proposto-de-benedetti-come-candidato-presidente-repubblica-contestato-duramente-dai-tifosi-toro-filadelfia/" target="_blank">anche Piero Fassino lo rivolse alla medesima gente.</a></p>
<p>La stracittadina di sabato, invece, è stata caratterizzata da molto nervosismo, fin dal fischio d&#8217;inizio. Capita, in molte partite e in particolare nel derby; nulla di insolito. Ma <strong>poi succede qualcosa di grave</strong>. Inciso per gli occasionali: le gare dei settori giovanili sono da sempre seguite con grande passione da parte del pubblico di fede torinista, molto meno dai rivali bianconeri; i granata si presentano in massa a seguire i ragazzi, e le tribune – sia in casa dell&#8217;una che dell&#8217;altra – sono normalmente per almeno ¾ riempite dai primi. Cos&#8217;è accaduto, dunque? <strong>No, non parlo degli insulti a Pessotto</strong>: sto andando alla fonte, appunto. Accade che <strong>i giocatori della Juventus</strong>, alla fine di un match tirato che vincono per 1 a 0, trovino un nuovo modo curioso di gioire: <strong>accorrono sotto il settore occupato dai sostenitori del Torino, sbeffeggiando i tifosi</strong>.</p>
<p>Personalmente,<strong> vedere dei 17/18enni che si comportano in questo modo fa salire il sangue al cervello</strong>. Non da <em>tifoso</em>: da <em>genitore</em>. Improvvisamente mi trovo vicino col cuore all&#8217;ascoltatore medio del tiggì, che questi giovini di oggi san mica più cos&#8217;è l&#8217;educasione. Comunque sia: gestacci, esultanze teatrali, prese per i fondelli verso il pubblico pagante; quest&#8217;ultimo si incazza com&#8217;é normale che sia, qualcuno pensa anche di scavalcare la recinzione per testare la resistenza di tanta spavalderia in assenza di cancellata metallica, ma ha ancora la forza d&#8217;animo e il <strong>buonsenso</strong> di desistere. I giocatori del Toro pure tracimano rabbia verso gli strafottenti colleghi e <strong>si accende il parapiglia</strong>, i dirigenti di casa cercano di far capire come ci si comporta (nel video dello scandalo si vede e si sente – minuto 00:17 – Moreno Longo che con fare paterno accompagna fuori il bianconero Soumah dicendogli “<strong>Devi però imparare ancora tante cose&#8230;</strong>”, un passaggio che i tecnici Rai hanno scordato – e mica possono fare tutto loro), quelli juventini si affrettano a far sì che tutti lascino il campo, mentre a un gruppetto di tifosi di casa, sfottuti senza vergogna dai ragazzini che pure li avevano sconfitti, non resta che lanciare impotenti gli ultimi vagiti della propria rabbia verso il campo ormai quasi deserto.</p>
<p>In quel momento, però, <strong>mentre tutti accelerano il passo per chiudere un pomeriggio non edificante, ecco che il più mite ed educato dei dirigenti della Juventus commette un grossolano errore</strong>. Pessotto è quella persona prima descritta, ma a tutti può capitare un attimo sballato, un nervo che non si riesce a coprire in tempo, una parola di troppo nel momento più sbagliato; succede a lui. A lui, che passando davanti al manipolo frustrato dei granata, pur con tutta l&#8217;esperienza di stadio che ha <strong>si gira verso di loro (che non se lo filavano) e li zittisce: “Ma piantatela!”, per poi rincarare, diretto a uno in particolare: “Piantala&#8230;piantala&#8230;!”</strong>. Non servivano certo ulteriori scintille a chi aveva subito il danno e la beffa, e ovviamente Pessotto a quel punto viene ricoperto di insulti, l&#8217;istinto porta a un iniziale “vaffanculo merda”, per poi circostanziare con maggior lucidità la <strong>cattiveria</strong> verso gli elementi offerti dal soggetto in questione: il tentato suicidio del 2006, e quindi “devi morire”, “buttati”, e appunto “suicidati”.</p>
<p>Il tutto gridato da quei tre, quattro (esageriamo? Dieci) da lui inopportunamente zittiti. Sbagliato? Certo. Brutto? Molto. Censurabile? Ma sì, bisogna pure rispondere? <strong>Disdicevole</strong>.</p>
<p>Ma <strong>a me interessa altro</strong>. <strong>Come possiamo definire invece l&#8217;informazione Rai sull&#8217;accaduto?</strong> Parziale? Lacunosa? Fuorviante? Sicuramente buonista. Ma il marcio, così come a Venaria non era solo da parte granata, anche nell&#8217;esposizione giornalistica dell&#8217;episodio non sta solo in viale Mazzini. Non si contano, infatti, le testate (tv, web, e quant&#8217;altro, blog compresi) che hanno rilanciato la facile “vergogna!”. Non se ne trova invece <strong><span style="text-decoration: underline;">nessuna</span> </strong>che offra la ricostruzione completa dell&#8217;accaduto. <strong>Non si tratta di offrire chiavi di lettura diverse, o di proporre interpretazioni alternative</strong> (quello lo farò io – e lo annuncio – in chiusura); <strong>si tratta di <span style="text-decoration: underline;">raccontare tutto</span></strong>. Il minimo comun denominatore della professione, cribbio.</p>
<p>Per finire, dunque: la notizia, <strong>quand&#8217;anche fosse stata trattata correttamente, meritava i titoli di apertura del TG1 e più in generale la enorme eco generata sui media italiani?</strong> Non voglio rispondere, già stasera su Twitter sentivo argomentare in risposta a qualche mia osservazione che “succederanno anche cose più gravi ma non è il caso di fare classifiche, e comunque non renderebbero meno grave l&#8217;episodio”. Vero, sono d&#8217;accordo; bando al benaltrismo, sempre. Ma <strong>penso che invece una scala di valutazione sarebbe opportuno che una redazione giornalistica l&#8217;avesse</strong>, al proprio interno, e anche piuttosto chiara. Una policy. Perchè se<strong> 5 persone</strong> (non si minimizza in nessun modo: tante sono, visto che “c&#8217;è il video!” basta contarle) che commettono questo fatto assolutamente inaudito nel panorama calcistico internazionale (ben 34 secondi di improperi) meritano i titoli di apertura, allora uno stadio gremito da 40000 individui che espone uno striscione di 55 metri che insulta la memoria e le famiglie di 32 morti (“bla bla etc etc, <em>&#8230;solo uno schianto</em>”) richiede un&#8217;<strong>edizione straordinaria</strong>. Ma non ricordo sia avvenuto.</p>
<p><img class="alignleft wp-image-749 size-medium" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/12/Toro-300x225.jpg" alt="Toro" width="300" height="225" />Non ricordo<strong> nemmeno un titolo d&#8217;apertura</strong> per ben tre altri grandi striscioni in una volta sola (mica poco!), solo un anno fa, stesso oggetto (“<em>Quando volo penso al Toro</em>”, con tanto di bel disegno artistico di <strong>un aereo che precipita</strong>); neanche ho visto un <strong>servizio</strong> per “<em>Granata lebbrosi solo Superga vi ha reso famosi</em>”. Neppure ricordo un Francesco Giorgino qualsiasi dire <strong>anche solo due parole</strong> su “<em>Superga e Baretti due schianti perfetti</em>”, sputando così anche sulla tomba di un vostro collega, e innumerevoli altri. Non è benaltrismo, è voglia di comprendere certe scelte. Mi pare di non aver visto manco un&#8217;agenzia quando, pochi mesi fa, la <strong>lapide</strong> eretta laddove perse la vita il giovane Gigi Meroni venne sfregiata con un “Forza Juve” (alla viglia del derby); io mi indignai parecchio, sì, ma<strong> forse la mia scala morale è tarata male</strong>. Già, sì, anche la lapide dei caduti alla stessa Superga fu<strong> imbrattata e offesa</strong>; ricordate quel giorno il toccante editoriale di Giovanni Orfeo? No? Stranamente neanch&#8217;io.</p>
<p>Un&#8217;indecenza non rende buona un&#8217;altra indecenza, ci mancherebbe. E infatti, solo di giornalismo mi limito a parlare, non do giudizi altri. Faccio presente però ancora a mamma Rai che, <strong>anche solo restando al buon Pessotto, si registrano infiniti e purtroppo continui episodi analoghi ma su scala ben più grande</strong>, quasi ogni domenica negli stadi! Non 5 tifosi peraltro provocati direttamente, ma intere curve. Personalmente, ricordo in maniera distinta il pubblico di Parma intonare cori sull&#8217;auto di Bettega dove cadde l&#8217;ex giocatore quando si tuffò dal tetto; quelli del Milan, Bologna, addirittura con striscioni dedicati; quelli dell&#8217;Inter, e questo solo per limitarmi a quanto visto di persona negli stadi che ho girato. Non ho visto niente in Rai, e niente in rete. Ma&#8230;un momento:<strong> la Rai è la stessa che ieri l&#8217;altro a commentare Juventus-Napoli aveva come ospite in studio <em><span style="text-decoration: underline;">Luciano Moggi</span></em>?</strong> &#8230;Benissimo. Prendo la mia scaletta morale, la faccio a pezzi e la butto nella stufa, ché fa un freddo cane.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/12/striscioni-contro-pessotto-milan-parma-bologna.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-750" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/12/striscioni-contro-pessotto-milan-parma-bologna.jpg" alt="striscioni contro pessotto - milan, parma, bologna" width="729" height="526" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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