<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>rottame &#187; Il resto</title>
	<atom:link href="https://rotta.me/category/toro/il-resto/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://rotta.me</link>
	<description>Pensieri di un uomo fuori forma</description>
	<lastBuildDate>Tue, 20 Apr 2021 21:41:14 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=4.2.2</generator>
	<item>
		<title>W la Superlega</title>
		<link>https://rotta.me/w-la-superlega/</link>
		<comments>https://rotta.me/w-la-superlega/#respond</comments>
		<pubDate>Tue, 20 Apr 2021 21:35:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oppi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il resto]]></category>
		<category><![CDATA[calcio]]></category>
		<category><![CDATA[super league]]></category>
		<category><![CDATA[super lega]]></category>
		<category><![CDATA[superleague]]></category>
		<category><![CDATA[superlega]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rotta.me/?p=4497</guid>
		<description><![CDATA[<p>Sono un tifoso del Torino, da quando sono nato, 43 anni fa. E sono un tifoso della Super League, da diversi anni, un po&#8217; meno ma comunque non pochi. “Il calcio è cambiato” è una frase diventata tanto ricorrente, sulla trequarti di chiacchierate a tema con amici, o posta invece più prossima all&#8217;inizio di discorsucci [&#8230;]</p>
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Sono un tifoso del Torino, da quando sono nato, 43 anni fa.<br />
E sono un tifoso della Super League, da diversi anni, un po&#8217; meno ma comunque non pochi.</p>
<p>“Il calcio è cambiato” è una frase diventata tanto ricorrente, sulla trequarti di chiacchierate a tema con amici, o posta invece più prossima all&#8217;inizio di discorsucci con semisconosciuti al bancone del bar in zona gialla, da aver quasi perso di significato. Una sorta di “si stava meglio quando si stava peggio” declinata in forma sportiva.</p>
<p>Come quasi tutti questi aforismi, nonostante l&#8217;odorino di stantìo che emana essa è però al tempo stesso una verità innegabile; il calcio è cambiato davvero, eccome. Solo che quella frase non dice tutto: mentre la guardiamo, stiamo in realtà osservando allo specchio il riflesso del vero soggetto cangiante, che è la società occidentale tutta.</p>
<dl id="attachment_4498" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/inequality.jpg"><img class="size-medium wp-image-4498" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/inequality-300x188.jpg" alt="Voi su quale piatto state? Se siete su quello a sinistra, chiamatemi, diventiamo amici" width="300" height="188" /></a></dt>
<dd class="wp-caption-dd"><span style="color: #ada1a1;"><em>Voi su quale piatto state? Se siete su quello a sinistra, chiamatemi, diventiamo amici</em></span></dd>
</dl>
<p><strong><span style="color: #993300;">Polarizzazione</span></strong>. Non è la sede questa, e non sono l&#8217;autore qualificato io, per iniziare ora una riflessione tanto ampia. Eppure, sin da ragazzino ho potuto – come tutti, immagino – vedere con discreta chiarezza le linee più marcate del grande disegno, seguirle per capire dove portavano, e scoprire che il titolo dell&#8217;opera era costituito di una sola parola: “polarizzazione”.</p>
<p>Quel fenomeno che vede disegnarsi un gruppo ridotto di persone ricche diventare sempre più ricche, e una imponente massa di persone un tempo “classe media” andare a fare compagnia all&#8217;altrettanto ragguardevole massa di chi era povero già prima, e insieme diventare più poveri ogni anno. In mezzo ai due gruppi, un grande vuoto.</p>
<p>Di questo trend il calcio è un riflesso, ne rispecchia e ne segue l&#8217;andamento. Per chi come me ha scelto di essere uno sfigato non in buona parte ma proprio al 100%, e quindi oltre a tifare per una squadra “piccola” ha pure il cuore e la testa orientati da sempre politicamente a sinistra, era già così, non è una novità: la visione del calcio come specchio della società costituisce essa stessa una delle ragioni che hanno determinato la scelta del tifo, e di nuovo non stiamo a elencare nei dettagli quali siano queste spinte interiori che determinano la propria area di appartenenza, ché le conosciamo tutti bene (tensione verso una giustizia sociale, senso di solidarietà, amore per le cause perse&#8230;).</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/71pb-ih30mL._AC_SX679_.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4499" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/71pb-ih30mL._AC_SX679_-217x300.jpg" alt="71pb+ih30mL._AC_SX679_" width="217" height="300" /></a><strong><span style="color: #993300;">Abbiamo perso.</span> </strong>Ebbene, se tutto questo discorso sintetizzato in maniera tanto elementare da una penna scolastica viene compreso da qualcuno, questi sarà senz&#8217;altro cosciente del fatto che tutti quanti stiamo attraversando una fase storica dove ogni cosa in apparenza concorre a dirci una cosa, ripetuta da ogni parte anche se non vogliamo ascoltare: “<i>Avete perso</i>”. Che poi sia vero o meno, che in realtà sotto la cenere il fuoco sia spento come credeva Vorster oppure no, ancora una volta non è questo il posto giusto; il punto è unicamente che in quest&#8217;epoca i “padroni” hanno perso il volto e hanno vinto tutto il resto, sono diventati dei mostri tentacolari multicefali (e multinazionali), mentre la massa dei “lavoratori” ha perso e basta. Sicurezze, diritti, potere d&#8217;acquisto. Tutto. Le piccole aziende vengono schiacciate dai tentacoli delle holding, le catene di supermercati abbassano le serrande dei negozietti, e tutto questo lo sappiamo bene: l&#8217;abbiamo visto nascere, e crescere a dismisura, nei decenni.</p>
<p>Ma quantomeno giocavamo sullo stesso campo, allo stesso gioco: loro erano più potenti, sempre, e più forti, quasi sempre, ma a volte la classe operaia ci andava, in paradiso. Laddove il paradiso è ovviamente la vittoria, di una partita o di un trofeo, oppure una serie di viaggi fuori dai confini, o un qualche bel torneo (ce n&#8217;erano pure di più, proprio per dare più possibilità a tutti). Loro comunque vincevano più di tutti e questo non era in discussione. Ma ci si andava, ogni tanto, in quel cazzo si paradiso. E se non ci andavi oggi, potevi sperare di andarci la volta dopo.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/economy.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4501" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/economy-278x300.jpg" alt="economy" width="278" height="300" /></a><span style="color: #993300;"><strong>Finito tutto.</strong></span> Poi, “il calcio è cambiato”, di pari passo con tutto il resto. Alcuni fra i più grossi hanno preso a gonfiarsi oltremisura, spesso nutriti con l&#8217;imbuto dalle mani di altri giganti di tutto il mondo, che non conoscevano nemmeno il giocattolo ma volevano comunque comprarlo. E l&#8217;hanno rotto.</p>
<p>Ve lo ricordate quel giocattolo bello, che qualche genitore o qualche parente o amico ci aveva regalato da bambini, e con cui abbiamo giocato ogni domenica (e pure qualche mercoledì) per gran parte della nostra vita? Ricordate com&#8217;era divertente? Che bella sensazione quando vincevate? Ecco: ce l&#8217;avete ancora, fra le vostre mani, anzi ora ve lo lasciano più spesso, ve lo danno pure ogni giorno se volete. Solo che non è più divertente. Non è mai appassionante. Somiglia sempre più a un videogioco in 2d anziché a un giocattolo. E&#8230;non vincete mai.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/generico-2018-727029.610x431-330x233.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-4502" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/generico-2018-727029.610x431-330x233.jpg" alt="generico-2018-727029.610x431-330x233" width="330" height="233" /></a>Ma c&#8217;è un punto che non si può ignorare: questi partecipanti che portano il De Coubertin al parossismo, tutti questi club che possono solo partecipare, sono la maggioranza. Un&#8217;amplissima maggioranza. Di fatto, i giocatori cui è consentito vincere, i giganti schiacciatutto, sono in realta pochissimi: in Italia, giusto 3. In tre, con l&#8217;eccezione del biennio a cavallo del 2000, si sono spartiti le vittorie degli ultimi 30 anni. Tre e in trent&#8217;anni!<br />
E la tendenza, con la parziale eccezione dell&#8217;Inghilterra (che comunque per altri aspetti finanziari è invece in prima fila in questo movimento), è come si diceva globalizzata: in Italia si è recentemente stabilito un monopolio, così come in Germania e in Francia; duopolio invece quello spagnolo, ma la sostanza non cambia.</p>
<p>La splendida alternanza che un tempo permetteva a tanti di poter vivere momenti felici, e a tutti di poterci ambire, non è destinata a cambiare entro l&#8217;orizzonte temporale che ci è dato di poter ragionevolmente prevedere (salvo sporadiche eccezioni, che in quanto tali non spostano il treno del pallone dal proprio ineluttabile binario); può solo peggiorare. Quale la soluzione, allora, per tutte quelle persone innamorate di un passatempo unico, storico e totalizzante quale è lo sport più bello e popolare del mondo?</p>
<p>Abbandonarlo? C&#8217;è chi suggerisce pure questo, e io a costoro mi sento di rispondere solamente “<em>col cazzo</em>”. E sì che ci ho provato, eh. Dopo Calciopoli, dopo le innumerevoli macchie che una dopo l&#8217;altra hanno finito per costellare questa mia coperta di Linus a esagoni&amp;pentagoni. Ma nonci sono riuscito; e “in effetti non voglio farlo”, come ammise Bilbo prima di lasciare Casa Baggins. No, non lo lascio. Non me ne vado.</p>
<p>Ma forse&#8230; Forse c&#8217;è un&#8217;alta soluzione; sì! Era tanto semplice. Eccola: “ANDATEVENE VOI”.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-4517" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/IMG-20201209-WA00141.jpg" alt="IMG-20201209-WA0014" width="560" height="381" /></p>
<p>Personalmente caldeggio da anni la creazione di una Super Lega, la chiamavo così quando non esisteva ancora nemmeno il progetto (e questo dimostra l&#8217;originalità tanto dei club coinvolti quanto la mia).</p>
<p>Prendiamone atto: noi e loro non giochiamo più allo stesso gioco. Non sono poi stufo di tifare per una squadra che non vince; cioè sì, un po&#8217; sì, lo sono. Ma è molto più stancante, molto più schiacciante il pensiero di tifare per una squadra che non <i>potrà vincere mai</i>. E questo pensiero accomuna tutte, ci accomuna tutti: non potrà mai vincere il Torino, in questo nuovo calcio. Così come non potrà il Genoa, nè il Parma, il Palermo, l&#8217;Athletic di Bilbao, il Valencia, il Nantes, il Nizza, l&#8217;Eintracht di Francoforte, il Werder di Brema&#8230;<br />
Liberarsi dei dittatori è sempre una scelta giusta. Non si riceve contestualmente la garanzia di successiva felicità, ma si ottiene la possibilità di poterla ottenere (con bravura, impegno, pazienza, e certo anche denari spesi bene).</p>
<p>In termini più fattuali: 12 club si sono decisi finalmente, dopo qualche anno di manfrina, a compiere un passo ufficiale verso la creazione della mega-cosa. Le ragioni? Soldi. Non ne hanno abbastanza? Oh sì, ma hanno ancora più debiti (qualcosa come 8 miliardi complessivi). La federazione continentale europea (e di rimando anche quella mondiale) ha risposto come da aspettative: “Se volete la guerra, e guerra sia”.</p>
<p><img class="aligncenter  wp-image-4504" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/5bcd4-300x185.jpg" alt="5bcd4" width="526" height="325" /></p>
<p><strong><span style="color: #993300;">Una guerra (forse) per tre finali.</span></strong> Da più parti si covano dubbi rispetto all&#8217;effettivo scoppio del conflitto armato fra i 12 apostoli del Dio Denaro e l&#8217;altrettanto avida UEFA. Nel momento in cui un novello Gavrilo Princip senza pistola, diciamo per esempio un pistola come Andrea Agnelli, dovesse sparare il colpo metaforico che dà fuoco alle ceneri, allora io personalmente scommetterei sulla vittoria dei club.</p>
<p>O meglio, io spero vincano i club. E spero anche che la federazione applichi le proprie ritorsioni.</p>
<p>Mi spiego meglio. Fatta la prima mossa, ora ci sono tre scenari possibili per il prosieguo del film. Uno in cui la UEFA si incazza così tanto che le società “ribelli” (mi fa sempre sorridere associare questa parola ai tycoon asiatici e americani che possiedono le società calcistiche in questione) tornano sui propri passi e si rimangiano ogni velleità bellica, e tutto torna come prima. Si legge da più parti che sia una strada realistica, ma io ci credo poco. Innanzitutto, perché la rabbia di Infantino è un ruggito del coniglio che difficilmente può spaventare lupi e squali. In secondo luogo, perchè nessuna delle tre parti (club ribelli, federazione e club allineati) pretenderebbe risarcimenti o punizioni.</p>
<div id="attachment_4505" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/thomasbecketmurderer-knhh-u30501077434050f9b-1224x916corriere-web-sezioni_656x492.jpg"><img class="size-medium wp-image-4505" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/thomasbecketmurderer-knhh-u30501077434050f9b-1224x916corriere-web-sezioni_656x492-300x271.jpg" alt="Lo scisma tira sempre" width="300" height="271" /></a><p class="wp-caption-text"><em><span style="color: #ada1a1;">Lo scisma tira sempre</span></em></p></div>
<p>Il secondo scenario è quello che sogno. Quello in cui i club in questione (cui se ne aggiungerà qualcun altro dopo aver intravisto i primi successi dei 12, diciamo un po&#8217; come il governo italiano nel 1940), vincono, e la federazione di contro li caccia da ogni competizione nazionale. Nasce un nuovo ente, che va a federare i suddetti “big” i quali costruiscono la loro Super League come un nuovo campionato, una Champions continuativa, e non partecipano più alle competizioni domestiche. Intendiamoci: credo poco a quel che ho scritto quando ho scritto “li caccia”. E non perché non pensi che accadrà, bensì perché penso sia una scelta letteraria inappropriata: io penso infatti che i club <i>non vedano l&#8217;ora</i> di farsi mandare fuori da Serie A e affini.</p>
<p>Specie se dovessero riuscire ad allargare i propri ranghi fino a 18-20 partecipanti almeno, eccolo allora il vero super campionato. E no, non ci sarebbe più posto né soprattutto interesse per quelli nazionali. Solo che abbandonare i campionati di propria volontà e unilateralmente è un&#8217;ipotesi da scartare, tanto sarebbe faticosa e complessa sotto l&#8217;aspetto giuridico, e drammatica sotto quello delle relative conseguenze economiche. Molto meglio, molto più conveniente e meno impegnativo, farsi cacciare. Qualora le società coinvolte tenessero duro, potrebbero arrivare a questo risultato, che io sono piuttosto certo in cuor loro auspichino (naturale non possano dichiararlo alla stampa).</p>
<p>Ed ecco realizzato il mio vecchio sogno: una Serie A senza le Juventus, Milan e Inter. Sarebbe un campionato di secondo livello? Sarebbe dichiaratamente inferiore? Non lo so, e non mi interessa. Tanto, oggi il nostro campionato, quello in cui competiamo noi, è già un campionato di livello inferiore. Ècome giocare in categorie diverse, ma forzatamente dentro la stessa categoria. Con distacchi di 40, 50, 70 punti. È già così, sono già due campionati diversi, con regole diverse (non penso alla distribuzione dei calci di rigore, ma a quella dei proventi delle tv), forzatamente insieme per il divertimento di nessuna delle due parti.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/85a368b5b00fbc2e9f3e3c50d64b01af.jpg"><img class=" wp-image-4506 aligncenter" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/85a368b5b00fbc2e9f3e3c50d64b01af-300x158.jpg" alt="&quot;Riuscite a immaginare una Serie A senza strisciate?&quot;" width="601" height="316" /></a></p>
<p>Quel che so è che sarebbe un campionato dove potremmo riabbracciare l&#8217;<i>alternanza</i>, figliola prodiga. Dove tutti potrebbero tornare a sperare di vincere, se non quest&#8217;anno, quello dopo, magari quello dopo ancora, magari anche più in là. Ma non <i>mai</i>.</p>
<p>La UEFA ha tutto da perderci: il prestigio, l&#8217;idea di giocare le coppe senza le migliori (la Champions a quel punto potrà essere direttamente chiamata Coppa Bayern, in attesa della finale da giocarsi rigorosamente ogni anno contro il Paris-Saint Germain). I giocatori più forti. E tutto ciò che intorno a quei marchi e quei cognomi gira, quel vorticoso turbine di miliardi.</p>
<p>Magari terrebbe duro per un po&#8217;, ma finirebbe per perdere. La minaccia di questi giorni, “i giocatori di quei club non giocheranno più per la propria Nazionale”, è anch&#8217;essa una zampata con artigli di micetto: periodicamente alle prese col problema di riaccendere l&#8217;interesse per le competizioni delle nazionali, come potrebbero UEFA e FIFA immaginare un Europeo o un Mondiale senza stelle? Considerando inoltre che quei proventi vanno per quasi il 100% direttamente nelle proprie casse, a differenze di quanto avviene con le competizioni per club.</p>
<p>Club che, dal canto loro, non molleranno l&#8217;idea facilmente: JP Morgan garantirà a ogni club 400 milioni di euro solo come entrance fee! In pratica, il chip che con gli amici metti sul tavolo quando volete iniziare un pokerino serale. Per dare un&#8217;idea dell&#8217;ordine di grandezza: attualmente, la società che la Champions la <i>vince</i> guadagna in tutto meno di un quarto di quella cifra iniziale.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/155416840-e56353b1-94b7-4e27-9eb8-1025868c041d.jpg"><img class="alignright  wp-image-4507" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/155416840-e56353b1-94b7-4e27-9eb8-1025868c041d-150x150.jpg" alt="155416840-e56353b1-94b7-4e27-9eb8-1025868c041d" width="242" height="242" /></a></p>
<p>Questo, il mio sogno. Poi c&#8217;è l&#8217;incubo: il terzo e ultimo scenario. Quello in cui le due parti in lotta si accordano, l&#8217;intenzione della SL (uè Infantino, ho già anche la sigla, se vuoi ti vendo i diritti) ritorna nel cassetto del comodino del rampollo monocigliato, e finisce tutto quanto a tarallucci &amp; sangue. Quello in cui i club “accettano” di rientrare fra i ranghi, a patto di ottenere <i>ancora</i> più risorse, e ancora più potere (che so, posti garantiti in CL a prescindere dal piazzamento). E questa sarebbe la perpetuazione del noioso e mai entusiasmante calcio che viviamo da decenni, con la riduzione sotto zero delle nostre possibilità di gioia. Ecco che sì, giocheremmo ancor più in un campionato di fascia B, come segmento all&#8217;interno – nominalmente – della Serie A.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Siamo dei vecchi di merda e ci piace così.</strong></span> No, grazie. Se ne vadano. Ci lascino giocare. Ci considerino come vogliono: inferiori, “locali”, sai quanto ci può interessare; sapessero come noi consideriamo loro. Ci lascino giocare.</p>
<p>Noi ci divertirem(m)o: loro, chissà? Come dice qualche saggio, Real Madrid-Liverpool genera eccitazione e aspettative perchè succede una volta ogni morte di vescovo, ma se invece si tenesse una volta ogni rutto di Salvini perderebbe la gran parte del proprio fascino.</p>
<p>Magari avrebbe successo, la SL. Del resto, si diceva, è lo specchio della realtà: e nel mio lavoro in campo educativo conosco, e da 15 anni almeno, ragazzini che qui a Torino dichiarano di tifare “per il Chelsea”. Non per modo di dire, davvero non simpatizzano per la Juve o altro.<br />
<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">&#8211; Tu per che squadra fai il tifo, Valerio?<br />
</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">&#8211; Paris-Saint Germain (ipotizzando che il ragazzino nella sua testa lo scriva correttamente, <em>ndr</em>)<br />
</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">&#8211; No ma non dico in, che so, Champions&#8230; Dico proprio la tua squadra del cuore<br />
</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">&#8211; Sì, io tifo Paris-Saint Germain<br />
</span>&#8211; …</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/Immagine.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4519" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/Immagine-300x199.jpg" alt="Immagine" width="300" height="199" /></a>Si tratta di prendere atto della realtà. Io capisco i tifosi del Liverpool che ieri appendevano sotto la propria curva degli striscioni che annunciavano la morte del club, sono loro vicino col cuore, davvero. Ma al tempo stesso direi loro, se li incontrassi: “<em>Guys, guardiamoci negli occhi. Non potete parlare e pensare come se foste tifosi di un local team. La squadra che supportate è in realtà un colosso finanziario che vale più di diverse Nazioni indipendenti e membri dell&#8217;ONU! Il principale azionivsta del vostro club è uno yankee che possiede anche i Boston Red Sox, che possiede tutto il circuito Nascar, tra i vostri azionisti c&#8217;è chiunque, c&#8217;è persino LeBron James santo cielo</em>” e poi li abbraccerei, eh. Ma non possiamo fare le verginelle, come se fino a ieri avessimo fatto la guardia al sacro fuoco di Olimpia e oggi all&#8217;improvviso scoprissimo con orrore il denaro. Il “no al calcio moderno” aveva senso, eccome, ma dovevate esserci 20 anni fa. Farlo stamattina strapperà applausi al pubblico di Operazione Nostalgia, ma a me suona un filo ipocrita se avete applaudito tutto questo sino a oggi&#8230;</p>
<p>Dei tifosi, in tutto questo, ai giganti importa nulla. Se anche volessimo illuderci che il pubblico europeo rifiuterebbe la Super Lega, che non cederebbe alle lusinghe di quella invitante droga leggera rotolante come finisce sempre per fare, beh: &#8220;<em>echissenefrega</em>!&#8221;, direbbero Florentino Pérez e i suoi compagni di merende, &#8220;<em>i nostri tifosi sono ovunque, mica solo a Madrid nè solo in Spagna</em>&#8220;. E avrebbe ragione. Vi faccio un esempio veloce, poi giuro che vi lascio andare: la Nigeria. La Nigeria è il settimo stato più popoloso al mondo, oltre 200 milioni di abitanti con un tasso di calciofili che non teme confronti. Calciofili che non seguono tanto il campionato locale, quanto quelli europei; e non li &#8220;seguono&#8221; come spettatori, ma sono tifosi. Tifosi veri, caldissimi: quando il Real Madrid di cui sopra vince la CL, per le strade di Lagos e Benin City ci sono i caroselli; quando c&#8217;è il <em>clasico</em>, si verificano risse e incidenti. Bene: a questi supporter nigeriani, cosa gliene frega del &#8220;fascino&#8221; delle sfide contro Real Saragozza ed Elche? Pensate forse che vedano qualcosa di negativo nella possibilità di vedere invece Hazard e Benzema che giocano sempre contro Liverpool e Manchester City?</p>
<div id="attachment_4509" style="width: 548px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/176252507_10218874142873874_7397858649884689749_n.jpg"><img class=" wp-image-4509" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/176252507_10218874142873874_7397858649884689749_n-300x174.jpg" alt="A.D. 1995" width="538" height="312" /></a><p class="wp-caption-text">A.D. 1995</p></div>
<p>Naturalmente no, questi sono pensieri che culturalmente appartengono alle tifoserie di antica tradizione come quelle europee. Ma il mercato nigeriano in questo è impermeabile tanto quanto quello indiano e quello cinese. Pérez è a posto così: non gli servono i madrileni.</p>
<p>Per cui questi tifosi davanti alla Kop, che non hanno responsabilità alcuna così come altri tifosi delle 12 sorelle e di quelle che si aggiungeranno, se vorranno essere duri&amp;puri potranno abiurare la propria fede e magari creare qualcosa, come lo United of Manchester a suo tempo. Ma sinceramente, a un certo punto, mi interessa il giusto, eh. Mi interessa di più di noi, di me.<br />
Di poter tornare a “respirare libero e pulito”, come diceva Giagnoni.</p>
<p><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/ti_amerei_anche_se_vincessi.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-4523" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2021/04/ti_amerei_anche_se_vincessi-300x282.jpg" alt="ti_amerei_anche_se_vincessi" width="300" height="282" /></a>C&#8217;era quel due aste fantastico, tempo addietro in Maratona, che pur non essendo un&#8217;esclusiva granata diceva secondo me parecchio, su di noi: “<em>Ti amerei anche se vincessi</em>”. Ecco, vorrei poter tornare a dimostrarlo, o a lottare per farlo, o a progettare di farlo, o a immaginare di farlo. Ma a occhi aperti, non come faccio ora nei miei sogni notturni più infantili.</p>
<p>Super League, ti aspetto. Vieni. Vieni, e portali con te. Andate e divertitevi. Noi lo faremo di sicuro.</p>
<p><em>Oppi</em><br />
ps: se mai dovesse succedere, una prece per DAZN, che una settimana fa ha comprato i diritti per la Serie A e ora potrebbe aver acquistato un pacchetto senza Juve, Inter e Milan</p>
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://rotta.me/w-la-superlega/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rnk Split: con una Storia così, almeno non chiamatela &#8221;seconda squadra&#8221;</title>
		<link>https://rotta.me/rnk-split-una-storia-incredibile/</link>
		<comments>https://rotta.me/rnk-split-una-storia-incredibile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 11 Aug 2014 15:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oppi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il resto]]></category>
		<category><![CDATA[anarh split]]></category>
		<category><![CDATA[rnk spalato]]></category>
		<category><![CDATA[rnk split]]></category>
		<category><![CDATA[spalato]]></category>
		<category><![CDATA[split]]></category>
		<category><![CDATA[split-torino]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rotta.me/?p=709</guid>
		<description><![CDATA[<p>Dodici anni ci sono voluti per liberare le narici dal pur paradisiaco odore di bagnacaoda (e dall&#8217;assai meno gradevole puzzo che da Vinovo e Venaria ci stringe nella soffocante morsa dei vicini di casa) e tornare ad annusare un&#8217;aria internazionale, europea; dodici anni, e tanta attesa ci ha per lo meno tributato la cortesia di [&#8230;]</p>
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong>Dodici anni</strong> ci sono voluti per liberare le narici dal pur paradisiaco odore di bagnacaoda (e dall&#8217;assai meno gradevole puzzo che da Vinovo e Venaria ci stringe nella soffocante morsa dei vicini di casa) e tornare ad annusare un&#8217;aria internazionale, europea; dodici anni, e tanta attesa ci ha per lo meno tributato la cortesia di farci trovare, sulla nostra strada, due avversarie non comuni. Brommapojkarna IF e RNK Split non saranno nomi onusti di glorie, ché quelli magari (sgraat) li incroceremo più avanti, nei prossimi mesi; ma decisamente non sono due società come tutte le altre.<span id="more-709"></span></p>
<div id="attachment_710" style="width: 266px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/5145743813cf5712c0e38fa3d7039727-59048-1379257924.jpeg"><img class=" wp-image-710" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/5145743813cf5712c0e38fa3d7039727-59048-1379257924.jpeg" alt="Il suddetto simpaticone" width="256" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">Il suddetto simpaticone</p></div>
<p style="text-align: left;">Degli svedesi <a title="CHI SONO I RAGAZZI DI BROMMA E PERCHÈ NON SONO TIPI QUALUNQUE" href="http://rotta.me/brommapojkarna-presentazione/" target="_blank">si è già detto prima di incontrarli</a>, e pure lo Split qualcosa in comune con loro ce l&#8217;ha: il fatto di essere sopra ogni cosa una <em>scuola</em>. <strong>Prima di tutto un grande vivaio</strong>, poi una società di professionisti. Ultima stellina in ordine di tempo uscita dall&#8217;accademia spalatina: <strong>Ante Rebić</strong>, nazionale croato reduce dai Mondiali, quel simpaticone che all&#8217;ultima di campionato, con la maglia della Fiorentina, segnò un gol e si impegnò come un pazzo per impedirci di essere qui oggi a incontrare la squadra che l&#8217;ha cresciuto.<br />
I giovani sono la sua linfa da sempre, insieme alla rabbia che scorre nelle vene; sintetizzare un po&#8217; della storia unica di questa realtà, con l&#8217;aiuto dello splendido collega Kramarnic, vale la pena. Leggete, se vi piace il calcio che si intreccia con la Storia e gli uomini.</p>
<div id="attachment_712" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/800px-Anarh.jpg"><img class="wp-image-712 size-medium" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/800px-Anarh-300x192.jpg" alt="La prima formazione. Se vi sembrano adolescenti, è perchè lo sono" width="300" height="192" /></a><p class="wp-caption-text">La prima formazione. Non sembrano adolescenti, lo sono</p></div>
<p style="text-align: left;">Nel 1906, proprio mentre sotto la Mole nasceva una certa squadra, lì era tutta campagna, ma specialmente era tutto impero austro-ungarico. Un gruppo di ragazzi spalatini che studia a Praga scopre qui il gioco del pallone e se ne innamora. Sono giovani uniti da un ideale comune: l&#8217;<strong>anarchia</strong>. Proprio per questo non interessa loro assegnare alla squadra che creano i crismi dell&#8217;ufficialità. Tutto cambia dopo che, quando erano già rientrati in città, viene invece fondato l&#8217;<strong>Hajduk</strong>; “quelli lì” non suscitano nei nostri amici una particolare simpatia, e i ragazzi capiscono che, se vogliono provare a sfidarli, devono fondare ufficialmente il proprio club. Lo farebbero l&#8217;indomani, se potessero, ma la burocrazia non sembra volerli agevolare troppo; sarà forse perchè il nome che vogliono registrare per la società, “<em><strong>Anarh</strong></em>”, non fa impazzire di gioia le segreterie imperiali? Dico forse, eh.</p>
<p style="text-align: left;">Ci mettono <strong>un anno a completare la pratiche</strong>, ma – approfittando di un grande sciopero degli studenti – ce la fanno. Il primo presidente, Šimun <strong>Rosandić</strong>, ha <strong>18 anni</strong>. Tutt&#8217;ora è conservato il foglio su cui scrisse le motivazioni per la fondazione del club:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;">Noi alunni della Scuola Artigianale abbiamo deciso di fondare un club calcistico. Giochiamo per diletto, ma anche in segno di protesta contro ogni male. Il nome l&#8217;abbiamo scelto perchè ci pareva il migliore, perchè racchiude in sé anche qualcos&#8217;altro; cosa? Ebbene, almeno a questo ci pensino gli altri!</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;">Fantastico. Vergato con tutta evidenza da ragazzi giovani, molto ironico, modernissimo.</p>
<div id="attachment_713" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/Split_30-ih_godina.jpg"><img class="size-medium wp-image-713" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/Split_30-ih_godina-300x170.jpg" alt="La prima maglia: colore, nero anarchia" width="300" height="170" /></a><p class="wp-caption-text">La prima maglia: colore, nero anarchia</p></div>
<p style="text-align: left;">Le altre società però iniziano a far loro terra bruciata intorno. Non accettano di giocare con loro, che sono invisi al regime. Ma tanto, tempo due anni e tutto viene bruciato dalla Guerra.<br />
Quando finiscono di cadere le bombe, il mondo non è più lo stesso. Non sono più gli stessi gli uomini e le loro <strong>istanze</strong>; si affievolisce la fiaccola dell&#8217;anarchia, la popolazione che gravita intorno all&#8217;Anarh ormai <strong>si identifica sempre più col movimento operaio</strong>, e tutti i soci non vogliono solo fare calcio ma promulgare le comuni idee. Non sono più gli stessi i Balcani, dove nasce una nuova Nazione dal nome facile-facile: “<strong>Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni</strong>”. Succede che intanto la prima partita dell&#8217;Anarh, avversaria l&#8217;Hajduk, non vada benissimo: 11 a 0. Ci credereste, però, che quella dopo va anche peggio?</p>
<p style="text-align: left;">Siamo nel 1919, gli avversari di sempre si portano in vantaggio, i “<strong><em>rossi</em></strong>” (ormai li chiamano tutti così, e non solo per il colore della divisa) pareggiano ma l&#8217;arbitro annulla per un <strong>fuorigioco</strong> che nemmeno i difensori avevano chiesto o visto, seguono altri episodi dubbi finchè i giocatori dell&#8217;Anarh, supportati in questo dal proprio rumoreggiante pubblico, decidono addirittura di <strong>abbandonare il campo</strong>. Ora sono quelli dell&#8217;Hajduk a protestare: rissa, botte da orbi in ogni parte del campo, i <strong><em>Crveni đavoli</em></strong> (&#8220;Diavoli Rossi&#8221;, i tifosi dello Spalato) iniziano a partecipare, a un certo punto la situazione sembra risolversi con una soluzione che solo qui potrebbe funzionare: <strong>nel bel mezzo del campo viene indetto un comizio politico</strong> per il quale magicamente tutti si fermano. Poi, proprio le parole dette dall&#8217;improvvisato palco non piacciono a tutti e danno il “la” ad altri pugni in faccia, fino all&#8217;<strong>intervento della polizia</strong>.</p>
<p style="text-align: left;">La partita non verrà mai conclusa,<strong> la dirigenza viene convocata dal capo delle forze dell&#8217;ordine croate</strong> il quale la accusa di voler fare politica e non sport, e chiede lo scioglimento della società. Rissa in commissariato (stavolta solo verbale), che si chiude alla fine con una decisione diversa: “<em>Dovete cambiare quel vostro nome</em>”. L&#8217;Anarh manda giù il rospo, e siccome con i nomi ci sa fare, si chiamerà “<em><strong>Jug</strong></em>”, come suggerimento alla politica perchè pensi magari a chiamare “<em>Jugoslavia</em>” il nuovo Paese, anziché usare il pur agevolissimo (!) “Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni”. Nel giro di pochi anni, per la cronaca, il suggerimento verrà ascoltato.</p>
<div id="attachment_717" style="width: 872px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/split.jpg"><img class="wp-image-717 size-full" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/split.jpg" alt="Gallery dell'evoluzione dei loghi ufficiali dello Split" width="862" height="158" /></a><p class="wp-caption-text">Gallery dell&#8217;evoluzione dei loghi ufficiali dello Split</p></div>
<p style="text-align: left;">Intanto la nuova-vecchia società si riorganizza per bene, e per la prima volta trova anche una vera sede societaria; nella Casa degli Operai,<em> ça va sans dire</em>. Il primo torneo regionale viene vinto dallo Jug davanti ai rivali cittadini, bomber è un dalmata italiano: Tomo Madirazza. Seguiranno 11 campionati regionali consecutivamente vinti dall&#8217;Hajduk, con lo Jug quasi sempre secondo, ma le cose per lo meno sembravano finalmente tranquille. Senonché, prendeva sempre più piede in alcuni ambienti un certo<strong> sentimento anti-comunista</strong>. Sentimento che serpeggiò per le strade, fino a concentrarsi proprio sullo Jug; alle <strong>persecuzioni giudiziarie</strong> fecero seguito violenze vere e proprie, fino alla<strong> drammatica nottata del 20 luglio 1921, quando la storica sede di via Plinarska venne data alle fiamme. Non si salvò nulla</strong>, e la polizia stette a guardare senza intervenire.</p>
<p style="text-align: left;">A questo, fecero seguiti <strong>divieti di lavoro</strong> per i dirigenti e altre vessazioni. Dopo aver ucciso lo Jug, volevano assicurarsi che le ceneri fossero del tutto spente.<br />
Invece, incredibilmente, la creatura <span style="text-decoration: underline;">non era morta</span>.</p>
<p style="text-align: left;">Chi rimase cercò di fondersi con lo Slavija, ma glielo impedirono; alla fine lo fecero con lo Split, squadra di studenti: ma anche questa venne martoriata di provvedimenti, sconfitte a tavolino e quant&#8217;altro, fino al manifesto <strong>divieto di partecipare a qualsiasi competizione</strong>. Allora dirigenti e giocatori emigrarono nel Borac, che per un paio d&#8217;anni <strong>vinse tutte le partite tranne quelle con l&#8217;Hajduk, le quali finivano regolarmente 0-3 all&#8217;andata e al ritorno. Non sul campo, ma a tavolino</strong>: c&#8217;era sempre una qualche cervellotica irregolarità che determinava questo risultato. Anche le altre società cittadine (dal Dalmacija allo Hašk) pian piano non ne poterono più: nel 1928, l&#8217;Hajduk vinse il campionato perchè&#8230;era l&#8217;<em>unica partecipante</em>!</p>
<div id="attachment_714" style="width: 256px" class="wp-caption alignright"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/sloveni.jpg"><img class="size-full wp-image-714" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/sloveni.jpg" alt="Gli slavi alla Guerra di Spagna" width="246" height="246" /></a><p class="wp-caption-text">Gli slavi alla Guerra di Spagna</p></div>
<p style="text-align: left;">Alla fine, gli oppositori degli egemoni cittadini e regionali si riorganizzarono, in un nuovo <strong>Split</strong>. Che subì nuove ingiustizie: vennero cambiate in corsa le regole dopo che <strong>per la prima volta si erano qualificati al Campionato Nazionale, nel 1933</strong>. Delusione troppo grande da smaltire, <strong>alcuni giocatori lasciano il calcio e si arruolando volontari in Spagna per combattere contro i franchisti</strong>. Tra quelli che rimangono, <strong>in sei chiedono per la prima volta un compenso</strong>, “<em>come tutti</em>”; la risposta: “<em>Noi siamo socialisti!</em>”, <strong>espulsi</strong> dal club. Un club che nel 1939 trova per la <strong>seconda volta</strong> la qualificazione al Nazionale. Ma non parteciperà mai al campionato, perchè in quei mesi la Jugoslavia e il mondo intero avevano altro a cui pensare. E i dirigenti dello Spalato pensarono che quel che stava accadendo era<strong> troppo serio</strong> per il semplice calcio: <strong>unici al mondo, sciolsero volontariamente il club</strong>. L&#8217;Hajduk, tanto per fare un esempio, non smise mai di giocare.</p>
<div id="attachment_715" style="width: 156px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/Tito.jpg"><img class="wp-image-715 size-full" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/Tito.jpg" alt="Tito" width="146" height="207" /></a><p class="wp-caption-text">Josip Broz aka Tito</p></div>
<p style="text-align: left;">Tutti i dirigenti e i calciatori dello Split si unirono ai partigiani di Tito (senza peraltro esservi amici, nè prima nè dopo). <strong>Tutti</strong>.<br />
Fra i non moltissimi che tornarono quando fu firmata la pace, subito si volle fare rinascere la società, che abbandonò pure i dissapori con l&#8217;Hajduk diventandone amica. <strong>Nel 1957 arriverà la tanto sospirata promozione in prima serie</strong>, tre anni dopo ecco la seconda, con i rossi che erano veramente <strong>dei dilettanti in mezzo ai professionisti</strong>. Ma entrambe furono apparizioni brevi con retrocessioni amare dal retrogusto di <em>pastetta</em>: nel primo caso scesero per differenza reti con l&#8217;avversaria di turno che all&#8217;ultima di campionato avrebbe dovuto farne 4 e – guarda un po&#8217; – li fece, mentre nel 1961 ci fu un biscotto per mandarlì giù di un solo punto.</p>
<p style="text-align: left;">La società si demoralizzò per questi avvenimenti, le cose andarono di male in peggio: a inizio anni &#8217;70 finì in terza serie, mentre nel 1981 conobbe perfino l&#8217;<strong>umiliante retrocessione in quarta</strong>. Tornata in seconda, nel &#8217;91 alla nascita del campionato croato – dopo l&#8217;indipendenza dichiarata dal Paese – avrebbe dovuto iniziare nella Serie A della ritrovata patria post-jugoslava, secondo il piazzamento della stagione precedente, ma considerazioni geo-politiche fecero decidere la nuova federazione per un&#8217;altra società (l&#8217;Istra): <strong>ennesima ingiustizia per i rossi</strong>, che di nuovo rotolarono in basso, fino a toccare il fondo: sarebbe a dire, <strong>fino alla quarta serie croata</strong>. Poi, nel <strong>2006</strong>, mentre il Toro risorgeva dalle proprie ceneri, altrettanto faceva lo Spalato, che sfiorava la promozione e la centrava l&#8217;anno dopo.</p>
<p style="text-align: left;">Stagione 2007/2008: vittoria del campionato di quarta serie; 2008/2009: vittoria del campionato di terza serie; 2009/2010: vittoria del campionato di seconda serie e prima volta nella Serie A croata. E che esordio: stavolta niente retrocessione, anzi,<strong> terzo posto</strong>, a soli due punti dall&#8217;Hajduk!, e qualificazione ai preliminari di Europa League! Un sogno a occhi aperti, interrotto solo al terzo turno contro il Fulham. Nell&#8217;anno del centenario, lo Split arriva quarto, l&#8217;anno dopo quinto ma con un risultato da orgasmo: <strong>pari punti in classifica con l&#8217;Hajduk</strong>. Siccome però una è quella baciata dalla dea bendata e l&#8217;altra da quella che ci vede benissimo, in coppa ci vanno i cugini ricchi per appena 2 gol di differenza reti.</p>
<div id="attachment_716" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/split_fulham23-280711.jpg"><img class="size-medium wp-image-716" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/08/split_fulham23-280711-300x188.jpg" alt="Split-Fulham" width="300" height="188" /></a><p class="wp-caption-text">Split-Fulham</p></div>
<p style="text-align: left;">E oggi, ecco di nuovo in EL la società rossa guidata dai fratelli Žužul (presidente e vicepresidente), che nella storia ha formato calciatori e allenatori diventati grandi altrove (come i più grandi di sempre della Croazia, Tomislav Ivić e Mirko Jozić) e che nella sua vita <strong>si è presa tanti di quegli sganassoni in faccia da fare quasi invidia perfino al Toro</strong>. Ma è ancora viva e scalciante, anzi sta conoscendo il momento migliore dei suoi 102 (o 108) anni: i rossi sono consapevoli di chi sono e da dove vengono, ma sono esaltati come non mai. Hanno superato tre turni, in squadra hanno alcuni ottimi giocatori, nazionali o ex nazionali croati come Mate Bilić (che molti ricorderanno bomber e bandiera dello Sporting Gijòn), come Dujmović o come capitan Križanac, che la Coppa l&#8217;ha perfino <strong>già vinta</strong>, con lo Zenit.</p>
<p style="text-align: left;">Lo Spalato sa di trovarsi di fronte il Toro, noi dovremmo sapere di trovarci di fronte a<strong> qualcuno per cui &#8220;<span style="text-decoration: underline;">bombe e sangue</span>&#8221; non è solo una canzoncina</strong>, ma l&#8217;elemento principale della propria storia. La curva coi suoi Crveni đavoli farà (lo dice il nome) un tifo indiavolato, ma alla fine sono <strong>tifosi abbastanza nonviolenti</strong>. (Oggi; una volta, nel 1938, giocatori e dirigenti dello Slavija furono praticamente <strong>lapidati</strong> dai sassi lanciati dai rossi). Sul campo, si diceva dei buoni giocatori ma certo non sono il Bayern (ieri han preso 3 pere dal Rijeka, e soprattutto non hanno impensierito mai una difesa guidata da Dario <strong>Knezevic</strong> – sì, proprio l&#8217;uomo del <em>derby di mercato</em>), ma nemmeno sono i ragazzi di Bromma. Se il Toro fa il Toro, impegnandosi come di norma fa, non avrà problemi. E, a partire dal giorno dopo, saremo perfino autorizzati – se vorremo – a <strong>fare il tifo per il piccolo Split</strong>, ricordandoci che “<em>seconda squadra della città</em>” è un&#8217;espressione che a noi granata proprio <span style="text-decoration: underline;">non</span> dovrebbe piacere.</p>
<p style="text-align: left;">
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://rotta.me/rnk-split-una-storia-incredibile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Chi sono i ragazzi di Bromma e perchè non sono tipi qualunque</title>
		<link>https://rotta.me/brommapojkarna-presentazione/</link>
		<comments>https://rotta.me/brommapojkarna-presentazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 31 Jul 2014 05:11:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Oppi]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Il resto]]></category>
		<category><![CDATA[Toro]]></category>
		<category><![CDATA[bromma]]></category>
		<category><![CDATA[brommapojkarna]]></category>
		<category><![CDATA[brommapojkarna-torino]]></category>
		<category><![CDATA[europa league]]></category>
		<category><![CDATA[grimsta]]></category>
		<category><![CDATA[torino-brommapojkarna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://rotta.me/?p=693</guid>
		<description><![CDATA[<p>Li ho conosciuti di persona, due anni fa, e mi han suscitato una tale spontanea simpatia che ho iniziato a tifare per loro. Peccato che dovrò sospendere il mio appoggio nei loro confronti per una settimana. Parlo dei tizi del Brommapojkarna: li conobbi a un torneo giovanile (dedicato agli Allievi Fascia B) nella prestigiosa cornice [&#8230;]</p>
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_695" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/laget1-580x435.jpg"><img class="size-medium wp-image-695" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/laget1-580x435-300x225.jpg" alt="La bella gioventù d'un tempo" width="300" height="225" /></a><p class="wp-caption-text">La bella gioventù d&#8217;un tempo</p></div>
<p>Li ho conosciuti di persona, due anni fa, e mi han suscitato una tale spontanea simpatia che ho iniziato a tifare per loro. Peccato che dovrò sospendere il mio appoggio nei loro confronti per una settimana.<br />
Parlo dei tizi del <strong>Brommapojkarna</strong>: li conobbi a un torneo giovanile (dedicato agli Allievi Fascia B) nella prestigiosa cornice di Volpiano; ebbene: per un torneo di 15enni era sceso il <strong>vicepresidente</strong> in persona, signor Fredriksson. <span id="more-693"></span>Cortesissimi, molto attenti alle partite dei propri pupetti ma anche a quelle degli altri: mentre giocava il Chieri, per dire, loro osservavano, si scambiavano indicazioni e <strong>prendevano pure appunti</strong>.</p>
<p>Non sapevo ancora, all&#8217;epoca, che la loro fosse una società da record: il Brommapojkarna è il club di calcio con il maggior numero di squadre <em>al mondo</em>. Compresa la sezione femminile e una minoranza dedicata al futsal, ne hanno <strong>247</strong>. Duecentoquarantasette squadre (per dare un&#8217;idea, il Torino ne ha 18), per <strong>4000</strong> atleti. Tutti quanti <strong>soci</strong> del club. E&#8217; un grande laboratorio di giovanili, che in qualche misura (una misura molto piccola, diciamo) in questo può ricordare il Toro che fu; dal suo vivaio sono usciti diversi nazionali svedesi e non solo, da noi sono conosciuti il centrocampista del Cagliari, Albin Ekdal, e John Guidetti (sì, proprio quello che cercava Petrachi).</p>
<p>Una buona notizia: “Brommapojkarna” non è poi uno scioglilingua impronunciabile, per essere svedese. Si pronuncia <strong>praticamente come si legge</strong>, con l&#8217;accento sulla “o” (“Brommapòjkarna”); non si direbbe, ma – per fare un esempio – è molto più difficile dire correttamente “Goteborg” (che sarebbe “Jëtebori”). Significa “i ragazzi di Bromma”, nome quest&#8217;ultimo di un sobborgo di Stoccolma che a molti viene facile associare a quel che è <strong>Chievo</strong> per la città di Verona; abbastanza esatto, in effetti, non fosse che il Brommapojkarna (da qui in avanti BP, come lo chiamano loro) è simpatico. E in effetti sì, non esistono “nemici naturali” e nemmeno rivalità, nei loro confronti, in Svezia; e loro stanno bene così, alla faccia di chi dalle nostre parti si consola con motti molto virili tipo “Odiati, fieri” del fatto di non avere <em>un</em> amico al mondo.</p>
<div id="attachment_696" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/grimstaip.jpg"><img class="size-medium wp-image-696" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/grimstaip-300x182.jpg" alt="La prestigiosa tribuna ovest" width="300" height="182" /></a><p class="wp-caption-text">La prestigiosa tribuna ovest</p></div>
<p>Il BP gioca le sue partite interne (ma non quella di coppa contro il Toro) al Grimsta Idrottsplats, uno stadio <strong>gigantesco</strong>, con i suoi <strong>8000</strong> posti. Sì, dè ecisamente sovradimensionato, se consideriamo che lo scorso campionato – anno della seconda, eroica salvezza della propria storia – ci sono stati in media <strong>1500</strong> spettatori sui suoi spalti (media che comunque è il <strong>doppio</strong> di quella conosciuta fino a una decina d&#8217;anni fa). Si è affacciato per la prima volta in Allsvenskan (la Serie A) nel 2007, facendo l&#8217;ascensore e tornandoci nel 2009, conquistando la prima storica permanenza in massime serie; quindi altri due anni di “B” (la Superettan) e lo scorso anno una salvezza sudatissima. Che però è valsa la <em>qualificazione in Europa League</em>.</p>
<div id="attachment_697" style="width: 310px" class="wp-caption alignright"><a href="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/brommasupport.jpg"><img class="wp-image-697 size-medium" src="http://rotta.me/wp-content/uploads/2014/07/brommasupport-300x182.jpg" alt="Brommapojkarna tifosi" width="300" height="182" /></a><p class="wp-caption-text">La tribuna est e la nota torcida</p></div>
<p>Perchè? Com&#8217;è possibile? Si chiama “<strong>fair play</strong>”. Che dalle nostre parti è un concetto talmente sconosciuto che non ci è mai stato nemmeno spiegata la sua <em>esistenza</em> in quanto regola Uefa; tanto non ci riguarderà mai. Un po&#8217; come quando un insegnante si rivolge alla sua classe pigra e cazzona saltando a pié pari un argomento: “Questa non la facciamo, non vi servirà mai”. In realtà, ogni anno tre nazioni con maestri bravissimi vincono un <strong>premio</strong> per il voto in condotta (sempre le stesse, quelle lassù in alto), e decidono poi a quale dei loro alunni girarlo; in Svezia, è stato scelto il Bromma. La partita contro il Toro sarà di gran lunga il momento più alto della storia per i rossoneri, che ce la metterano tutta e anche di più.</p>
<p>Ma difficilmente basterà, perchè il BP è ultimo in classifica. Ultimissimo. Otto punti in tutto, meno di quattro volte quelli del Malmoe capolista, una vittoria su 14 partite, quella ottenuta per <strong>3 a 0 sul Norrköping</strong>. Stessa avversaria e stesso risultato ottenuto dal Toro nel <strong>1992</strong>: un&#8217;autorete, quindi Casagrande e Aguilera. A osservare il Toro in tribuna c&#8217;era Carlo Ancelotti, inviato dal neo c.t. Sacchi a spiare qualche giocatore di Mondonico (quale? Non si sa; c&#8217;era l&#8217;imbarazzo della scelta). Anche domani la coppia d&#8217;attacco del Toro sarà sudamericana&#8230;ed è l&#8217;unica cosa in comune che hanno le due. Ma non vi preoccupate, è momentanea, poi torneranno <em>loro</em>&#8230;<br />
Si scherza: forza Vitor, forza Marcelo. Forza Omar, Kamil, Beppe, Antonio. Forza tutti. Forza Toro, bentornato Toro.</p>
<p>Se ti è piaciuto questo articolo, <a href="mailto:me@francescamarano" target="_blank">fammelo sapere e iscriviti alla <a href="http://eepurl.com/OZ-Iz" target="_balnk">newsletter</a> per ricevere lettere d'amore, sconti e contenuti extra.<br />
Grazie</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://rotta.me/brommapojkarna-presentazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
